Ed Sheeran è tornato a esibirsi per la prima volta dopo la bufera nata dall'esclusione del rapper Macklemore dal Loop Tour, legata alle sue dichiarazioni pro-Palestina. Nella prima tappa da solista, sul palco del Lincoln Financial Field, Sheeran ha parlato per la prima volta della Striscia di Gaza, visibilmente emozionato: "Ciò che sta accadendo a Gaza è catastrofico, ingiustificabile e sproporzionato".
Il cantante ha aggiunto: “Ho dovuto prendere decisioni difficili, sto commettendo degli errori e mi dispiace immensamente. Il mio cuore è spezzato di fronte alla portata della devastazione e alla perdita di vite civili, di vite di bambini”.

Poi ha precisato: “Non voglio deludere i fan e non ho mai voluto essere un musicista attivista, ma questa vicenda mi ha posto al centro di un dibattito importante e appassionato sulla libertà di espressione e sulla questione politica più complessa del pianeta”.
Fuori dallo stadio, decine di manifestanti si sono radunate sin dal pomeriggio per una protesta pacifica con le bandiere palestinesi, accogliendo i fan della star con slogan pro-Palestina.
La vicenda era esplosa il 5 settembre scorso, durante la tappa in New Jersey. Macklemore, amico di vecchia data di Sheeran e scelto per l'apertura dello spettacolo, aveva gridato "Free Palestine" dal palco, dopo un breve discorso a sostegno della popolazione di Gaza nel quale aveva parlato di genocidio e apartheid.
I proprietari degli stadi che avrebbero ospitato le altre date del tour, in particolare il miliardario Robert Kraft, hanno fatto pressione sul management dell’artista britannico, che ha scelto di allontanare il rapper dal tour.
Sheeran ha poi spiegato di aver cercato una mediazione, ribadendo però di non volersi schierare sul conflitto. A quel punto altri quattro artisti – Finneas, Lukas Graham, Aaron Rowe e Beoga – hanno abbandonato lo show in solidarietà a Macklemore.
“Chi viene ai miei concerti non si aspetta un dibattito politico”, aveva scritto Sheeran in un post pubblicato su Instagram, dopo aver perso 200 mila follower. “Non sono complice di quello che accade a Gaza. Il fatto che io scelga di non parlarne pubblicamente non significa che la cosa non mi stia a cuore”. Ma a quel punto gli appelli al boicottaggio erano già partiti.

